lunedì 25 maggio 2020

Erano semi...

Nell'occasione dell'anniversario della Strage di Capaci, avvenuta il 23 Maggio 1992, e nella quale morirono il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli uomini della scorta, Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani, ho voluto affidare ai ragazzi le riflessioni sulla giornata, perchè sono i rami germogliati e protesi verso la vita spuntati dagli alberi a loro volta nati dai semi, quali lo sono state le vittime di mafia: morte non invano ma per la nostra libertà.

venerdì 8 maggio 2020

DISTANTI MA UNITI...la nostra forza sarà la nostra vittoria!


I ragazzi sanno bene esprimere i loro sentimenti e le loro emozioni, basta solo saperli e volerli ascoltare! Io li ringrazio per questi interventi perchè insegnano tanto a tutti noi, non dimenticando mai l'importanza di imparare dal passato, di valorizzare la memoria grazie alla quale avremo un'identità e potremo superare gli errori commessi. 

Il nostro 25 Aprile

domenica 12 aprile 2020

A tutti voi gli auguri sinceri di Buona Pasqua, che possa essere un momento di riflessione interiore per aiutarci a vedere la vita nuova intorno a noi con occhi diversi!

Quando la tempesta sarà finita, probabilmente non saprai neanche tu come hai fatto ad attraversarla e a uscirne vivo. Anzi, non sarai neanche sicuro se sia finita per davvero. Ma su un punto non c’è dubbio. Ed è che tu, uscito da quel vento, non sarai lo stesso che vi è entrato.

Murakami, Kafka sulla spiaggia.

mercoledì 25 marzo 2020

Il Dandedì: l'Italia ritorna a splendere con il Padre della lingua italiana!

Il 25 Marzo è la data che gli studiosi individuano come inizio del viaggio ultraterreno della Divina Commedia, e proprio oggi 25 marzo 2020 si celebra per la prima volta il Dantedì: la giornata dedicata a Dante Alighieri recentemente istituita dal Governo.
Il sommo Poeta è il simbolo della cultura e della lingua italiana, ricordarlo insieme sarà un modo per unire ancora di più il Paese in questo momento difficile, condividendo versi dal fascino senza tempo. 
Ecco l'esortazione che il Ministero ci fa e noi non possiamo che cogliere in pieno l'invito e sentirci orgogliosi di appartenere alla cultura italiana e avere come Padre un uomo della grandezza di Dante Alighieri.
Il Canto, che oggi voglio citare, perchè sintesi del lavoro di noi insegnanti con voi alunni, si svolge interamente nella VIII Bolgia dell'VIII Cerchio, dove sono puniti i consiglieri fraudolenti, e il protagonista assoluto è Ulisse, attraverso il cui personaggio Dante intende svolgere un importante discorso relativo alla conoscenza. Dante si mostra subito molto interessato alla pena di questa categoria di dannati, probabilmente perché si sente in parte coinvolto nel loro peccato: capisce da solo che dentro ogni fiamma c'è un peccatore. La colpa di questi dannati è legata alla conoscenza e, soprattutto, all'uso della parola per tessere inganni, per cui il loro peccato è di natura intellettuale: Ulisse e Diomede scontano infatti una serie di imbrogli che avevano ordito attraverso un uso sapiente del linguaggio (specie l'inganno del cavallo di Troia).  Giunto alle colonne d'Ercole, limite estremo delle terre conosciute, l'eroe rivolge ai compagni una specie di suasoria con cui li esorta a non perdere l'occasione di esplorare l'emisfero australe totalmente invaso dalle acque, dove non abita nessun uomo. Li sprona a distinguersi dai bruti, dimostrando l'amore, il desiderio di conoscenza e la volontà di progresso, fini ideali dell'uomo.

E io oggi voglio condividere con voi questi versi, perchè non siate come Ulisse che ha usato le parole per ingannare e saziare la sua sete di curiosità infrangendo i divieti divini e condannando tutti i suoi uomini alla morte, ma perchè possiate essere, nella vostra vita, EROI DELLA CONOSCENZA. 

"O frati, dissi, "che per cento mila
perigli siete giunti a l'occidente,
a questa tanto piccola vigilia,

d'ì nostri sensi ch'è del rimane
non vogliate negar l'esperienza,
di retro al sol, del mondo sanza gente.

Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza".

https://youtu.be/qy_HTEdtGSg

martedì 24 marzo 2020

Un haiku per riflettere

Ed eccoci quasi alla fine del nostro percorso, un percorso un po' tortuoso come la vita stessa: imprevedibile ma immensamente bella! Ieri abbiamo avuto un altro incontro su etwinning con coloro che sono stati i nostri compagni di viaggio virtuale alla scoperta della conoscenza e del piacere di leggere e non potevamo decidere di terminare in un modo migliore di questo: con la produzione cioè, di un componimento poetico, non una semplice poesia ma un haiku. Ci siamo spinti fin all'estremo oriente perché solo così possiamo abbattere qualsiasi muro e sposare in pieno il desiderio di creare dei legami culturali indissolubili attraverso cui sognare. Compiere un viaggio così lungo proprio ora che non dobbiamo muoverci da casa ci fa sentire più vicini che mai, ci fa sentire uniti e forti con uno stesso ideale: amare la vita e tutte le sue sfaccettature, desiderare la conoscenza, lasciarci pungolare dalla curiosità, farci cullare dalle note di una dolce e profonda melodia in una tempesta rivoluzionaria di parole impresse sulla carta che chiedono di rivivere grazie alla nostra lettura accorata. Ogni cosa è destinata a finire prima o poi ma se fatta bene continuerà a solcare terreni e percorrere strade sempre differenti e far vivere e rivivere avventure nuove che vale la pena affrontare!
La parola ai nostri compositori adesso...vi lascio gli esempi degli Haiku tratti dal libro trattato insieme in classe "L'erba dei conigli".
















sabato 21 marzo 2020

Quarta giornata: testi sulla speranza

...E non potevamo che concludere con un termine che in questo momento accompagna le nostre vite e a cui dobbiamo aggrapparci con fermezza...la Speranza e concludiamo dicendo che andrà tutto bene!


ASPETTANDO  HOPE
C’era una volta un re e una regina che avevano due figli maschi,ma volevano anche una figlia femmina e avevano molta “SPERANZA” che prima o poi sarebbe arrivata. Avevano fatto una promessa: se nasceva la chiamavano HOPE, cioè speranza. Ebbero altri due figli maschi e avevano perso la fiducia nell’arrivo di una femmina. Allora consultarono Mago Merlino per sapere se il loro desiderio si sarebbe mai avverato. Il mago gli disse che non dovevano essere tristi ma continuare a sperare e che la bambina sarebbe arrivata quando la luna piena sarebbe stata tanto grande da sembrare di poterla toccare con le mani. I due sovrani decisero che non avrebbero più avuto figli perché gli anni passavano. La regina disse al re:”Ormai cominciamo ad essere vecchi e abbiamo quattro figli che saranno i nostri successori.” Il re ascoltò le parole della moglie ma dentro di se non perse la speranza. Passarono alcuni anni e i due sovrani non pensarono più alla bambina, ma la regina scoprì di aspettare un bambino. Una notte di luna piena la luna era enorme e la regina partorì una bellissima bambina, il re era quasi impazzito dalla gioia; la chiamarono HOPE e la loro vita fu piena d’amore e di gioia con tutti i loro cinque figli.
LA SPERANZA NON DEVE MORIRE MAI DOBBIAMO TENERLA SEMPRE  VIVA  NEL NOSTRO CUORE.
Ilaria C.

Il barbone

C’era una volta un uomo di nome Arturo che non faceva niente perché restava sempre con la speranza che le cose gli erano dovute. Un giorno purtroppo gli morirono i genitori, che si prendevano ancora cura di lui nonostante avesse 30 anni. Erano una famiglia di contadini quindi, non gli avevano lasciato molti soldi, ma lui invece di cercare un lavoro per andare avanti restò sul divano a non fare niente, non pagava neanche le bollette. Arrivò pure il giorno che lo sfrattarono di casa, e si ritrovò in una strada a fare il barbone. Per procurarsi da mangiare andava dagli altri barboni e gli rubava il cibo, fino al giorno in cui uno se ne accorse: Arturo impaurito che il barbone gli potesse fare qualcosa incominciò a correre ma il barbone lo seguì, e Arturo, preso dalla paura, attraversò la strada senza guardare e una macchina lo investì. Svenne e venne portato all’ ospedale, ma, dopo due giorni di coma si svegliò e raccontò che in quei giorni Gesù l’aveva incaricato di aiutare i barboni come lui. Allora da quel giorno cambiò atteggiamento: adesso aveva il desiderio di trovarsi un lavoro, ma da solo non ci riuscì. Non si arrese e si inventò uno nuovo: creò un’azienda che produceva vestiti, non aveva operai e per aiutare i barboni gli offrì un lavoro, loro accettarono e l’azienda fece così tanti soldi da poter regalare vestiti a tutti i barboni della città e oltre. Si trovo una ragazza e si sposò così si creò una famiglia: aveva capito il vero significato di speranza.
Sperare non significa credere e portare avanti ciò che sta a cuore.
Tafaria Alessio

IL DISCORSO SULLA SPERANZA
Teresa e Fatima sono due anziane donne di 90 anni, entrambe vedove e con figli ormai cresciuti. Le due si conoscono da quando erano piccole, ricordano gli interi pomeriggi passati a giocare nei campi, o l’aria che si respirava durante la seconda guerra mondiale. Ancora oggi le cose non sono cambiate, infatti si vedono quasi tutti i giorni, passano molto tempo insieme guardando la TV e cucinando qualcosa. Era un pomeriggio come tanti altri, Fatima aveva accompagnato Teresa dalla sua dottoressa per una visita perché da giorni accusava un forte mal di testa. La dottoressa diagnosticò quello che meno si aspettavano: Teresa soffriva di Alzheimer... le cadde il mondo addosso perché non avrebbe più potuto passare giornate a ricordare il passato e chissà, se si sarebbe ricordata della sua amica Fatima... Da quel giorno il loro rapporto si intensificò nonostante in poco tempo, Teresa iniziò a dare i primi segni di cedimento. Passavano gli anni, e ogni giorno trascorso per Teresa era un traguardo, date le sue condizioni. Fatima, in tutto questo ebbe un ruolo fondamentale perché cercava, attraverso foto o ricordi, di mantenere attiva la sua memoria. Per il giorno del suo centenario, dopo un secolo vissuto tra incertezze, felicità, famiglia e in alcuni momenti anche fame, i figli, che abitavano lontano da lei, le organizzarono una festa, a cui partecipò ovviamente anche Fatima. Presi dall’allegria, Fatima colse l’attimo per ripercorrere davanti ai figli, molte cose che loro non potevano chiaramente conoscere e che anche Teresa aveva dimenticato. Concluse con un discorso molto toccante, pensando al giorno in cui vennero a conoscenza della grave malattia, raccontando della speranza che ebbe in un primo momento Fatima, ma che poi riuscì a trasmettere a Teresa, e che senza di essa, probabilmente non sarebbe riuscita a spegnere le fatidiche cento candeline. Da questa storia si può capire come, in molti casi, la speranza può aiutare ad andare avanti nonostante tutto.
Alessandro Troiolo 

IL SOGNO DI SOFIA
Cos’è la speranza? Quando si è bambini, si sperano sempre cose senza senso, come diventare supereroi, fate, principesse oppure, una grande ballerina: come il sogno che Sofia fin da bambina aveva. Sofia era una ballerina di raro talento, frequentava l'ultimo anno di liceo, proveniva da una famiglia povera e la danza era la sua unica occasione per riscattarsi. Lei sapeva cosa significava vivere una vita difficile. Dopo tanti tentativi, riuscì ad entrare nell’accademia di danza più famosa al mondo. Sofia era una delle ballerine migliori della classe, si allenava molto per lo spettacolo di fine anno dove si stabiliva chi doveva diventare un professionista e chi doveva abbandonare i propri sogni. Sofia aveva raggiunto davvero grandi risultati e oltre al talento, a farsi notare era la sua grinta. Era molto brava sul palcoscenico e dimostrò di essere veramente una grande professionista, mentre danzava esprimeva tutto l’amore per la danza, l’energia per realizzare il suo sogno e il desiderio di una vita migliore. A fine spettacolo, aspettava con ansia il risultato dei professori, finché, finalmente non viene fatto il suo nome durante la premiazione, arrivò anche la tanto la tanto attesa borsa di studio.
Quando una persona spera e sogna vive veramente, perché la vita va vissuta pienamente.
MARTINA BARBIERO.


La Speranza
La mia è una storia inventata ma che riprende ormai una realtà divenuta quotidiana e con un finale che auguro a tutti. Oggi mia mamma si è sentita poco bene non riuscendo a respirare, e abbiamo chiamato subito l'ambulanza per fare il test sul coronavirus e… sfortunatamente è risultato positivo. Mia mamma ora è in terapia intensiva e io sono a casa in quarantena obbligatoria, sto impazzendo ma spero che andrà tutto bene.
È  una settimana che mia mamma si trova in quell'ospedale e mi hanno detto che sono poche le possibilità di vita, ma io ho delle speranze.
I dottori mi hanno detto che mia madre ha iniziato a respirare da sola e giorno dopo giorno sta migliorando. Dopo tre settimane mia madre è guarita e io non ho mai perso le speranze.
 Mariaimmacolata Gulluni

Si può ricominciare

Lucia, da quando aveva tre anni, ha dovuto subire la separazione dei suoi genitori. Si ricorda ancora le litigate che facevano, ma non capiva il perché litigassero per ogni cosa, ogni minuto. Quando aveva nove anni la madre le spiegò che non amava più come prima il padre ormai da tempo, ma che aveva fatto lo sforzo di rimanerci  insieme,  solo per lei. Le aveva anche raccontato che le coppie se non volevano  stare più insieme potevano andare da un giudice e con il divorzio separarsi, Lucia aveva capito il senso del discorso e si convinse che se loro erano davvero così infelici forse era giusto che divorziassero. Dopo qualche mese il padre se ne andò di casa, dopo l’ennesima litigata con la madre. Dopo averla vista piangere ancora una volta Lucia, da quel giorno, decise di non lasciarla più sola: dormiva con lei e la abbracciava per tutta la notte. Quando fece dieci anni i suoi divorziarono e nel frattempo il padre aveva avuto un altro figlio. Lucia soffrì molto perché non aveva il padre che si prendeva cura solo di lei e la madre lavorava moltissimo perché doveva portare avanti la famiglia. La bambina, ormai ragazza, ha dovuto conoscere la compagna e il figlio del padre anche se non voleva, perché pensava che loro erano la causa del divorzio anche se sapeva bene che i genitori litigavano da anni. Nel corso degli anni lei sperava di riavere una famiglia come prima: aveva quella del padre, ma la compagna non la voleva e ci soffriva perché vedeva pochissimo il papà. La madre non riusciva a farsi una vita nuova. Quando Lucia compì quattordici anni la madre trovò un compagno che era anche simpaticissimo e poi gli arrivò un fratellino, certo non era suo padre biologico, però faceva stare bene la madre e lei, quindi è riuscito a coprire il vuoto che aveva lasciato il padre e lei ne era più che felice. 
Serena Fragomeni

Testo sulla Speranza 
Iniziò tutto nell'ottobre del 2010 quando Arianna si accorse di avere un fastidio al seno. Dopo un po' di giorni, questo fastidio aumentò sempre di più così decise di recarsi dal dottore. Dopo diversi controlli scoprì di avere il tumore al seno. Quando lo scoprì si sentì mancare: piangeva interrottamente perché anni fa aveva perso la madre a causa di questa malattia. Arianna sapeva che cosa le aspettava e già credeva avrebbe fatto la stessa fine di sua madre. Pian piano iniziò a fare una serie di cicli di radio e chemio terapia che durarono per due lunghi e faticosi anni. Alla fine di queste cure fece una nuova visita in cui scoprì di aver sconfitto il tumore e di essere guarita. Dopo due anni di lotta le ritornò il sorriso e questo fece di lei una donna molto forte e soprattutto una guerriera. Dopo quest' avvenimento, Arianna iniziò una nuova vita godendosi tutto ciò che la rendeva felice. Passati cinque anni, Arianna si svegliò con un forte dolore alla pancia. All' inizio non si allarmò perché pensava fosse un virus intestinale oppure qualcosa che le aveva fatto male. Dopo una settimana di attesa, dopo aver effettuato le analisi, l'esito risultò positivo. Non si sarebbe aspettata una notizia del genere e questo la incoraggiò a riaffrontarlo con più forza e coraggio. Dopo una settimana riinizió la chemio anche se i dottori le avevano detto di non potercela fare ma lei decise di continuare lo stesso. Passato un anno, continuó a fare cure sempre più forti quando ottenne la bellissima notizia di averlo sconfitto definitivamente. Questo la aiutó in tutto. È stata davvero una donna molto forte. Durante tutto questo tempo, ha avuto molta speranza in sé per sconfiggere questo male. 
Benedetta Trichilo 

Terza giornata: testi sull'immigrazione

Cosa c'è di meglio di un sabato sera a casa con delle buone letture? Ci pensano i ragazzi a riempire la vostra noia da sabato sera...buona lettura!


Il viaggio
Sono arrivato in Italia come i miei genitori quando avevo 8 anni, a scuola all’inizio non parlavo con nessuno perché non sapevo la lingua e certe volte mi prendevano in giro, ma io non ci facevo caso, piano piano l’ho imparata. Ho trovato un amico che mi ha accettato per come ero, già, perché  c'erano persone che si arrabbiavano con me per il semplice fatto che io ero di un altro colore. All’inizio mi preoccupavo perché pensavo che c’era qualcosa che non andava nella mia pelle ma, dopo, ho capito che erano solo parole con una missione offendente. Eravamo inseparabili però la mamma del mio amico era razzista, non diceva di esserlo ma si capiva dai suoi gesti: quando iniziavamo a giocare, trovava delle scuse per allontanarci. La scena che non scorderò mai fu alla mostra di fine anno: dovevamo fare dei disegni che avessero un significato particolare per noi, bene, vinse quello in cui c’era disegnato il mare e dei bambini di colore dentro. La signora si alzò infastidita e andò dalla maestra a chiedere spiegazioni, era convinta infatti, che il disegno era mio e mi avessero fatto vincere perché immigrato. La maestra, lasciandola senza parole, le spiegò che il disegno era del figlio per omaggiare tutti colori che nel mare avevano perso la vita.
 Danylo Karetnji



LA STORIA DI AAMIR
Aamir è un bambino che vive in Libia, insieme alla sua famiglia e la nonna. Un giorno mentre erano al mercato, ci fu un bombardamento, dove persero la vita i suoi genitori. Da quel momento Aamir continuerà la sua vita insieme alla nonna, fin quando non furono costretti ad emigrare in Italia a cercare una vita migliore. Arrivati in Italia, finalmente riescono a trovare la desiderata felicità, fin quando Aamir cresce e trova un lavoro come giardiniere in una famiglia nobile. Qui conosce una bellissima ragazza di nome Ginevra, unica figlia del suo capo. Il capo è una persona cattiva e prepotente che aveva già promesso sua figlia ad un altro ragazzo nobile, ma Ginevra si era innamorata di Aamir e non si voleva sposare con questo ragazzo. Quando venne a conoscenza dell’amore fra i due gioni, Aamir venne licenziato, per non vedere più Ginevra, e discriminato per la sua storia. Ginevra si ribella al padre e scappa insieme ad Aamir e a sua nonna in un altro paese, dove si sposano e hanno 3 bellissimi figli, una femmina e due maschi, di nome David, Michael e Ariel.
“Un immigrato è qualcuno che non ha perso niente, perché li dove viveva non aveva niente. La sua motivazione è sopravvivere.” Jean Claude Izzo
MARTINA BARBIERO.


La traversata

In Calabria  ľ emigrazione  è un problema che esiste da anni per le difficoltà economiche che ci  sono. La storia che sto per raccontare è tratta dai racconti della mia famiglia, ed è una storia vera. La sorella di mio nonno infatti, negli anni cinquanta è dovuta andare in Australia. In precedenza era partito in nave il marito, avrebbe trovato lavoro e poi avrebbe raggiunto la famiglia appena si fosse sistemato.  Lei è partita con la figlia che aveva nove anni, entrambe  nel viaggio si sono sentite malissimo infatti arrivate hanno comunicato che non avrebbero preso mai più una nave. Arrivate lì si accorsero quanto fosse difficile ambientarsi perché, oltre agli amici e colleghi del marito non conoscevano nessuno, non sapevano nemmeno la lingua e ancora peggio la figlia, essendo piccola, non riusciva bene a capire il perché di questo trasferimento. Per di più scuola le era difficile integrarsi  pienamente poiché  non conosceva  nessuno e le mancavano i parenti e gli amici calabresi.  Oltre alle lettere non comunicavano  tanto perché non c'erano  tutte le attrezzature di oggi, però gli bastava sapere come stavano, quello era ľ importante. A distanza di anni  la mia prozia ricorda ancora la sofferenza di lasciare la patria, non fu per niente semplice. Oggi a novantaquattro anni, ricorda ancora la lingua italiana, anche se un po'  si confonde con ľ inglese, ma spesso e volentieri  manda degli audio per parlare con il fratello, nonché mi nonno.
Serena Fragomeni

IL SOGNO
Questa è la storia di Dalmar e Kito, due ragazzi diciannovenni nati in Africa che si conoscevano da quando erano piccoli. Entrambi avevano conseguito gli studi, per quanto gli era stato possibile. In particolare Kito aveva dimostrato ottime capacità soprattutto nel campo della matematica. Un giorno, mentre stavano cenando, arrivò una lettera rivolta ai due, che non esitarono ad aprire. Nel silenzio più assoluto, Dalmar interruppe quell’attimo di agitazione riferendo il contenuto della lettera. Gli veniva comunicato dallo Stato, l’obbligo di arruolamento nell’esercito per difendere la loro patria in vista dell’imminente scoppio della guerra. Si trovavano, infatti, in Nigeria, Stato in cui si registra un alto numero di vittime a causa delle guerre. I due furono colti alla sprovvista, tanto che quella notte nessuno dei due riuscì a dormire. Presi dalla paura, ragionarono su come evitare la situazione. L’unica soluzione possibile era quella più rischiosa, quella di scappare e crearsi un futuro altrove. Mettendo tutti i risparmi da parte, in poco più di una settimana riuscirono a raccogliere la somma necessaria per il viaggio. In tutto questo, i loro genitori erano piuttosto dispiaciuti, perché sapevano i rischi che avrebbero corso i ragazzi, ed erano sicuri che, anche se ce l’avessero fatta, non li avrebbero più rivisti. Arrivò il fatidico giorno del viaggio, entrambi partirono con l’essenziale: pochi spiccioli dati dalla mamma e le loro pagelle cucite sulle camicie, come unico documento posseduto. La traversata si rivelò più difficile del previsto, specialmente quando si scatenò una terribile tempesta a metà del viaggio. Purtroppo da questa tempesta non uscirono tutti vivi; infatti, tra quest’ultimi c’era Kito… Dalmar era distrutto. Appena arrivato in Italia, dopo la lunga serie di controlli, Dalmar si diede da fare per condurre una vita dignitosa. Passarono diversi anni e la situazione di Dalmar era totalmente cambiata, in meglio: aveva un lavoro soddisfacente, una casa e una famiglia. Inoltre, per onorare il suo grande amico perso durante il viaggio, decise di conseguire una laurea in matematica. Oggi, Dalmar è felice e viene trattato dai suoi vicini come ogni persona merita di essere trattata.
Alessandro Troiolo 


STORIA DI UN IMMIGRATO
Ieri ho conosciuto Mahmood un ragazzo venuto dall’Africa l’anno scorso con un barcone insieme ad altre centocinquanta persone. Mi ha detto che per venire c’è voluto tanto tempo perché è partito dal suo paese e ha dovuto attraversare il deserto chiamato”LA STRADA VERSO L’INFERNO”.Mi ha raccontato di essere stato picchiato, di essere stato lasciato senza acqua, senza cibo, e di aver visto morire due suoi compagni di viaggio. Sono rimasta sconvolta per le cose che mi ha raccontato, poi gli ho chiesto cosa ha fatto quando è arrivato qui, lui mi ha detto che ha incontrato delle persone che potevano aiutarlo a trovare un lavoro ma molte persone non lo volevano aiutare. Infine ha trovato lavoro da un contadino: lo aiuta ad accudire il bestiame, a raccogliere  la frutta stagionale e a coltivare la terra. Lui parla bene del contadino che lo ha aiutato perché lo tratta come fosse figlio, ma quando la sera va ha dormire gli viene in mente tutto quello che ha passato e non vorrebbe mai più tornare nel suo paese.
Ilaria C.

AJUB E LUIGI
C’era un bambino siriano di nome Ajub, che fece amicizia con Luigi, un bambino Italiano.

I ragazzi si conobbero a scuola perché erano compagni di banco e soprattutto perché Luigi difendeva Ajub dai compagni che lo prendevano in giro per la sua nazionalità. Un giorno, nell’ora di educazione fisica, il professore fece giocare tutti i bambini tranne Ajub, cosi Luigi preferì non giocare e stare con Ajub.
 Da quella volta Ajub e Luigi diventarono migliori amici e insegnarono a tutti che il razzismo è una cosa che esiste e che si può fare amicizia anche con persone che vengono da parti diverse del mondo.
 NICODEMO CHERUBINO

Il sogno
Questa é la storia di una famiglia somala: il padre si chiama Damien, la madre Adele, il figlio Daniele e la figlia Jasmine. Vivevano in Somalia appunto, quando decisero di partire dal loro paese per andare dal cugino in Italia in cerca di una vita migliore. Il viaggio con i barconi era molto costoso e la famiglia non aveva la possibilità economica, allora il padre dovette vendere tutto quello che aveva in Somalia. Anche per la madre era difficile perché aveva paura per i suoi bambini che erano spaventati dal viaggio e non sapeva cosa dargli da mangiare. Ma la situazione in Somalia era talmente difficile che decisero di partire lo stesso. Durante il viaggio, nel deserto sono stati attaccati dai briganti che volevano derubarli delle poche cose che avevano, il padre riuscì a salvarli perché aveva una pistola e sparando in aria li fece scappare. Finalmente riuscirono a prendere il mare su un barcone. La notte nel mare era molto fredda, c'era la tempesta e non sapevano come coprirsi, si strinsero forte tra di loro, diventarono un’unica persona e sognarono di essere in salvo . Finalmente si avvicinarono alle coste italiane ma, i “padroni” del barcone li picchiarono e li buttarono in mare. Sembrava fosse la fine quando furono salvati dalla guardia costiera italiana. Sbarcati in Italia sono stati rinchiusi in una casa per gli immigrati fino a quando il cugino trovò un lavoro al padre e li fecero uscire da quella casa. Il padre inizió a lavorare e da quel momento si trovarono bene in questo nuovo Paese. Il viaggio per loro è stato faticoso e molto pericoloso però ce l'hanno fatta a resistere nonostante tutto quello che gli era successo, finalmente avevano un futuro. 

Valentina Sansalone

venerdì 20 marzo 2020

Seconda giornata: testi sul bullismo


Con un po' di ritardo...ma anche Boccaccio si è preso il suo tempo per realizzare la sua opera, e qui c'è da raccogliere e correggere tutta l'anima creativa dei ragazzi! dicevamo, ecco a voi la seconda giornata della prima settimana di didattica a distanza, buona lettura!

A scuola
A scuola c'era un ragazzo che tanti compagnii prendevano in giro, picchiavano, derubavano e maltrattavano. Un giorno, esasperati, vanno i suoi genitori a scuola parlano con i ragazzi e con gli insegnanti ed espongono la situazione del figlio: l'insegnante non sapeva niente, e naturalmente quindi rimproverò la classe. Ma all'uscita la situazione riprese. Il ragazzo che era bullizzato si sentiva strano perché tutti i ragazzi erano contro di lui e nessuno lo aiutava. Un giorno quando rientrò a casa raccontò ai genitori che a scuola veniva trattato ancora male, i genitori si sentirono ancora male per quello che il figlio gli stava raccontando, i bulli si sentivano felici perchè per loro queste cose sono bellissime e divertenti.
Un giorno la mamma di questo ragazzo andò a scuola a parlare direttamente con la professoressa e con gli altri ragazzi raccontando come stava attraversando quel brutto periodo il figlio e mostrando a tutti come fosse uguale a d ognuno di loro. Sarà stato il discorso commovente, sarà stato vedere il compagno fortemente preoccupato, ma i ragazzi ragazzi da quel giorno capirono  che non dovevano prendere in giro nessuno e da quel giorno il ragazzo non fu più bullizzato, ma non sempre le cose vanno in questo modo.
Io penso che le persone sono tutte uguali e nessuno è diverso dall'altro.
Salvatore Sansalone

ALFREDO IL DIFENSORE
Nicola è un ragazzo che è vittima di bullismo a scuola, tutti i compagni che conosce lo prendono in giro per il suo aspetto fisico, lui vorrebbe essere un bambino normale come tutti gli altri pero è nato con una sola gamba.
Un gruppetto di ragazzini lo ha preso di mira, lo spingono, gli tirano schiaffi, gli mandano biglietti con scritto “devi morire”.
Un giorno arriva in classe un nuovo alunno, Alfredo, che è molto alto e robusto e la maestra lo fa sedere nel banco accanto a Nicola.
Nell’ intervallo il gruppetto di ragazzi si avvicina a Nicola e lo comincia a prendere in giro, cercano anche di convincere Alfredo ad unirsi a loro, solo che Alfredo invece che seguirli prende subito le difese di Nicola minacciandoli con la forza.
I ragazzi guardano Alfredo impauriti e scappano via.
Nicola dice ad Alfredo che è la prima volta che qualcuno lo difende da quel gruppetto di bulli.
Alfredo racconta a Nicola che suo fratello è stato anche vittima di bullismo a scuola, e sa cosa si prova a subire tutti i giorni questo tipo di pressioni.
Maksim Stilo
Alice e la sua gentilezza
Questa è la storia di Alice, una ragazza che oggi frequenta l'ultimo anno di liceo. Alice frequentava la prima media quando la prof. le parlò di bullismo. Lei lo conosceva già, anche se non sapeva come si chiamasse, perché alle elementari aveva sofferto di bullismo. Alcuni dei suoi compagni la prendevano in giro e c'era pure un ragazzo che la pizzicava: le dicevano che era brutta e altre cose cattive. Iniziando le scuole medie non ha più sofferto tanto di bullismo perché se qualche prof li sentiva li rimproverava, invece alle elementari le cose andavano diversamente: le maestre se li sentivano, gli dicevano che non è bello prendere in giro le altre persone se loro non vogliono essere presi in giro. Se la prendevano con lei perché non si sapeva difendere tanto e quando le dicevano quelle cose lei si sentiva strana perché non sapeva come reagire però, alla fine, ce l'ha fatta. Negli anni della scuola media e del liceo il bullismo non lo aveva subito perché alcuni dei suoi compagni delle elementari se ne erano andati in un'altra scuola e in quegli anni è stata più tranquilla. Ancora però, se riflette su quelle cose le si spezza il cuore perché pensa che con tanti ragazzi che c'erano proprio con lei si dovevano mettere, lei che era debole. Ciò che più conta però, è aver superato tutto oggi, è sapere che il bullo non si è colui che si deve sentire superiore agli altri perché siamo tutti uguali e nessuno è diverso dall'altro. Le persone più deboli oppure quelle che non stanno tanto bene sono uguali a loro, nessuno è diverso! Semplicemente più gentili di loro. 
Valentina Sansalone


Camilla
 Ai giorni d'oggi, il bullismo purtroppo è un fenomeno sempre più diffuso tra gli adolescenti. Consiste nell'offendere, prendere in giro ma anche usare violenza fisica contro una persona debole considerata 'vittima'. Questi fenomeni di bullismo partono inizialmente da un bullo, una persona che si sente molto più forte della vittima e scarica la sua rabbia e le sue frustrazioni sulla persona che viene perseguitata. 
Pochi giorni fa, sono andata in gita con la scuola. Ho conosciuto molte persone, tra cui una ragazza di nome Camilla. Lei è una ragazza molto timida e dall'aspetto robusto. Abita a Bologna ed è figlia unica. Sta sempre lontana da tutti per paura di essere insultata. Appena ci siamo conosciute, abbiamo discusso di molte cose: dal Paese di provenienza a cosa ci piace fare, e perfino dei progetti futuri. Una sera, ritornati dalla gita, la invitai ad uscire per andare a mangiare una pizza. Appena siamo uscite, siamo andate direttamente al ristorante, abbiamo ordinato la pizza e ad un certo punto, accanto al nostro tavolo, c'erano quattro ragazze dall'aspetto bizzarro che iniziarono a ridere e indicare Camilla, ma noi non le davamo retta. Mangiata la pizza, siamo uscite dal ristorante e siamo andate a fare una passeggiata. Dopo cinque minuti, ci ritroviamo queste ragazze accanto. Una di queste ragazze mi prende dalle braccia e mi allontana mentre le altre tre, iniziarono a spintonare, a insultare e a minacciare Camilla obbligandola a dar loro i suoi soldi. Io iniziai a dirle di smetterla ma non c'era verso allora mi misi a gridare così tanto che qualche passante si accorse di quello che stava succedendo e chiamò i carabinieri. Appena arrivarono, videro le condizioni di Camilla e chiesero che cos'era successo. Le quattro ragazze iniziarono ad inventare scuse assurde, ma i carabinieri si accorsero, dalle verifiche sulle ragazze, che erano già state coinvolte in un avvenimento del genere. Misero loro le manette e le portarono in caserma convocando i genitori. Dopo quest'avvenimento, Camilla non voleva più uscire di casa e tanto meno non voleva più andare a scuola ma io cercai di starle accanto e di consolarla facendole capire che purtroppo esistono queste persone cattive e che deve essere molto forte perché la sua vita è più importante di qualsiasi altra cosa al mondo. 
Benedetta Trichilo 

DA CHI MENO TE LO ASPETTI…
Tutto iniziò quel primo giorno di scuola… Quel giorno sia Rita che Luca iniziavano il primo anno di liceo ed erano nella stessa classe. Rita, una ragazza un po' robusta, timida, riservata e permalosa, dovette sedersi accanto a Luca, un ragazzo alto e con molta autostima.
Rita capì subito che non sarebbe stato un anno facile, dal momento che Luca, con arroganza, aveva iniziato a fare battutine ironiche rivolte a tutta la classe, ma soprattutto a lei. Rita veniva presa in giro per il suo aspetto fisico e per le sue origini indiane.
Ogni giorno usciva da scuola con un nodo in gola e le lacrime agli occhi: non si sentiva accettata, né tantomeno a suo agio con i suoi nuovi compagni.
La situazione si complicò quando un giorno, verso la metà dell’anno, dopo aver incassato continuamente tutte le offese senza mai replicare, arrivò il colpo di grazia: davanti al ragazzo per il quale Rita aveva un interesse, Luca la prese in giro nuovamente e riferì al ragazzo i sentimenti di Rita.
Da quel giorno lei non fu più la stessa: mangiava poco, non parlava con le amiche e si isolava sempre. Arrivò perfino a pensare al peggio… infatti un giorno si recò addirittura alla stazione dei treni decisa a farla finita; si sdraiò sui binari, ma quando udì un treno avvicinarsi, ecco che a quel punto arrivò Luca, che la tirò su e la salvò. Fu salvata proprio dalla persona dalla quale meno se lo aspettava. Dopo tutto questo Luca si scusò perché per colpa sua avrebbe compiuto un gesto folle e irreparabile.
Alessandro Troiolo  

Giraffina
C’era una volta una bambina nata molto piccola che non mangiava mai, crescendo incomincio a mangiare ma non aumentava di peso. Un giorno si rese conto che mangiava molto ma che invece di ingrassare allungava, arrivò ben presto il giorno che dovette andare all’asilo dove la sua statura, più alta della media dei suoi compagni, non era un problema per nessuno. Arrivò però, anche il giorno che dovette andare a scuola e lì iniziò ad avere problemi: i compagni si prendeva gioco di lei e della sua altezza fuori del normale, come se essere alta doveva essere un problema! Fatto sta, che tutti i giorni tornava a casa piangendo. La mamma la consolava sempre dicendole che la prendevano in giro solo perché erano invidiosi della sua altezza e che da grande sarebbe diventata una modella ammirata da tutti. Ma lei non si consolava, e tornava tutti i giorni piangendo. Un giorno andarono oltre, con uno scherzo di poco gusto: le scarabocchiarono tutto il borsellino e glielo riempirono d' acqua così quando lo aprì si bagnò tutta. Tornò a casa come al solito piangendo, ma stavolta la mamma, ormai stufa,  reagì chiamando il preside, il quale prese provvedimenti. La punizione per i colpevoli fu molto dura e continuativa perché la lezione doveva rimanere: diede di fare il doppio dei compiti assegnati per casa per tutto l’anno scolastico, e prima  delle vacanze estive avrebbero dovuto fare una settimana in più di scuola.
Alessio Tafaria

LA STORIA DI MARCO
Io sono Marco, ho trentacinque anni. Quando andavo alle medie e avevo tredici anni, ero il più basso di tutti e venivo preso in giro per la mia altezza. Mi chiamavano in diversi modi: “nano”,”tappo”, oppure a volte mi rivolgevano delle frasi che mi ferivano tanto. Mi ricordo che dopo un mese dall’inizio della scuola sono arrivati nella mia scuola due ragazzi che venivano da un’altra città e da quel momento sapevo che la mia vita sarebbe diventata peggio di prima. Infatti, uno di loro mi prendeva sempre in giro mi spingeva al muro e mi diceva”Piccolino,ma quando sarai grande sarai sempre basso?”e tante altre cose brutte, strano, ma l’altro ragazzo non mi diceva niente. Erano fratelli. Quello che mi prendeva in giro, continuava a dirmi tante cose tutti i giorni ma io non dicevo nulla perché avevo paura di lui. Un giorno non andai a scuola, i miei genitori non sapevano nulla di quello che succedeva lì e mi chiesero come mai non volevo andarci e io rispondevo che non stavo tanto bene. Il giorno seguente la storia si ripeteva: il bullo mi prendeva in giro e mi diceva:”come mai non sei venuto a scuola ieri?Avevi paura di me?”io non rispondevo, come sempre. Un giorno però suo fratello mi disse:”ma lo lasci pure stare!”mi difese e io non me lo sarei mai aspettato. Da quel giorno in poi siamo diventati amici, venne pure a casa mia per fare i compiti insieme e raccontammo tutto ai miei genitori.
Ora che sono adulto ricordo quei momenti e mi sento felice perché sono diventato un uomo forte, ho un bel lavoro e una bellissima famiglia.
Ilaria Capogreco

Luca
C’era una volta una famiglia che aveva un bambino di nome Luca affetto dalla sindrome di down. Lui aveva difficoltà a scuola perché tutti lo prendevano in giro ma con l’appoggio dei suoi genitori superò le sue difficoltà. Un giorno Luca era al parco con i suoi genitori ma tutti i bambini giocavano senza di lui, ad un tratto si avvicinò una bambina di nome Camilla e iniziarono a giocare; con il tempo diventarono migliori amici e lei lo aiutava nei brutti momenti. La sua passione era diventare pizzaiolo e con l’affetto dei genitori e di Camilla aprì un corso per pizzaioli con difficoltà varie, ma in particolare il corso era rivolto a chi fosse stato vittima di bullismo. Così facendo dimostrò a tutti che una malattia non può ostacolare le proprie passioni e che il bullismo può essere combattuto con l’amicizia e l’amore della famiglia.
Nicodemo Cherubino

In palestra
Il bullismo è un problema che riguarda quei ragazzi che diventano vittime dei prepotenti loro coetanei, che non hanno rispetto verso gli altri, che si approfittano del più debole contando sul proprio gruppo. I bulli si divertono a tartassare gli altri, o a metterli in un angolo, perché hanno un “difetto” fisico o perché non sono alla moda. Io ho assistito ad una scena di bullismo che ora racconterò. Era un pomeriggio come gli altri ed ero in palestra a fare i miei esercizi di correttiva. Quel giorno però ero in un’altra stanza al piano di sopra, dove oltre a me c’erano un gruppo di ragazzi e un’altra ragazza un po’ trasandata. Avevo staccato un attimo per andare in bagno che si trovava al piano di sotto. Al mio ritorno quei ragazzi stavano insultando quella povera ragazza, rinchiudendola in un angolino. Un ragazzo la stava per picchiare, ma io gli ho afferrato la mano in tempo e gli ho detto di andarsene altrimenti chiamavo mio padre che era poliziotto, anche se non era vero. Non sono una ragazza coraggiosa ma, in quell’istante dovevo farlo, non potevo far finta di nulla. Da quel giorno quella ragazza iniziò a fidarsi e a confidarsi con me, ed è così che ora io e Anna siamo amiche.
Martina Barbiero


giovedì 12 marzo 2020

PEDULLA' DIGITAL SCHOOL: Francese 3C

E riportiamo anche qui il bellissimo lavoro che i ragazzi stanno facendo con la Prof.essa di francese Catherine Maio.

Il lavoro on line avrà le sue difficoltà, ma è un'esperienza unica che vale la pena vivere. Siamo stati tutti travolti da questo evento improvviso ma uniti e con la giusta dose di impegno si va avanti e si supera qualsiasi ostacolo.

Bene così!



Che bello fare lezione on line�� Questo è il materiale di oggi per francese clicca qui ... PADLET LINGUA FRANCESE

L'incontro del giorno

La mattinata di oggi ci ha visto coinvolti in una bellissima esperienza: un incontro a distanza con la scuola di Malta impegnata, come noi, nel progetto "Muri e ponti: leggere per abbattere muri e costruire ponti di dialogo" sulla piattaforma ministeriale Etwinning.
Naturalmente conoscere una cultura diversa dalla nostra è sempre un'emozione e sono certa che tutti noi alla fine ne usciremo più ricchi; ora prepariamoci al prossimo incontro che sarà dedicato alla discussione sulla canzone di Fabio Macagnino e che le ragazze maltesi stanno già studiando. Inserisco qui di seguito  il video e vi do subito indicazioni per come procedere:



Il compito che dovrete svolgere è questo : 
- scrivete il testo della canzone sul quaderno e avviate una riflessione parlando di:
-cosa narra nella canzone
- che emozioni ti trasmette
- ti piace o non ti piace, perchè?
Inserite poi tutto qui sul blog. 
Buon lavoro ragazzi!

mercoledì 11 marzo 2020

Il Novelliere dei ragazzi di Agnana. Prima giornata: storie sull'amicizia

Come già annunciato, ecco che il lavoro di questi giorni sta dando i primi frutti, ed eccoci dunque alla prima giornata di storie che hanno come tema, scelto dai ragazzi, l'amicizia. Buona lettura.

https://it.padlet.com/panettalaura86/qo7q53v9ubkm

lunedì 9 marzo 2020

Quale potrebbe essere l'immagine rappresentativa del nostro lavoro?

Mentre il lavoro di composizione, raccolta e revisione dei testi prosegue, vi chiedo di attingere ancora una volta alla vostra fantasia e scegliere l'immagine di copertina opportuna per il nostro novelliere. Componete e condividete, impieghiamo al meglio il tempo a disposizione, e non dimenticate di scegliere l'argomento della terza giornata e, come sempre Buon lavoro!

venerdì 6 marzo 2020

Abbattiamo i pensieri dannosi, non gli alberi!

Oggi vogliamo unire le forze e mostrare come possiamo essere una scuola unita che non si lascia scoraggiare dalle avversità del momento e prosegue a distanza il lavoro.
Prendendo spunto dalle idee dei ragazzi su etwinning abbiamo scelto il titolo del nostro nuovo progetto, dimostrando allo stesso tempo di essere coesi e sensibili verso le tematiche attuali come abbiamo sempre fatto.
Il lavoro che faremo sarà riprendere il Decameron di Boccaccio e creare le nostre storie che risponderanno ogni giorno ad un argomento diverso. Il tema per la giornata di domani, visto il nostro incontro odierno, sarà sull'amicizia!
Date sfogo alla vostra fantasia e come sempre buon lavoro!